AuroSafe
21 febbraio 2017

Perché non possiamo non dirci “urologi” in AURO.it

E’ senz’altro vero che l’urologia italiana è sempre stata ad un buon livello internazionale e che molte cose innovative sono state realizzate negli anni passati ma è altrettanto vero che dopo la fondazione dell’AURO il mondo urologico italiano non è stato più lo stesso: perchè?
Perchè l’AURO ha cambiato il modo di fare urologia.
Negli ultimi 30 anni del secolo scorso, l’urologia ha avuto l’occasione e perchè no, la fortuna di crescere enormemente in termini di tecnica, di possibilità curative e di qualità professionali come non mai prima.
Quelli che allora erano già attivi professionalmente e avevano l’opportunità di lavorare in ospedali universitari ricorderanno certamente l’entusiasmo che ciascuno aveva nel provare nuovi strumenti, nuove tecniche, nell’esporle ai congressi. Moltissimo progresso indubbiamente veniva realizzato quotidianamente e meravigliose innovazioni sono state portate a termine in tutti i campi dell’urologia.
Tuttavia man mano che ci si confrontava con l’estero balzava all’occhio che nel mondo italiano comunque rimaneva un gap culturale nell’affrontare la materia scientifica e quindi il quotidiano lavoro urologico. I pochi fortunati giovani di allora che si cimentavano con i colleghi esteri nei congressi si trovavano spiazzati in termini di numeri (veri) e di metodi di valutazione dei risultati.
Di più, il mondo urologico italiano era talmente disomogeneo da rendere impossibile un confronto tra l’attività clinica nei differenti ospedali, anche se questi erano collocati a pochi chilometri di distanza l’uno dall’altro.
Nonostante ciò nei congressi nazionali si continuava con l’autocelebrazione, la presentazione di realizzazioni personali ma soprattutto con l’autoreferenzialità di chi aveva il potere di farlo.
Coloro che sentivano tutto ciò come anacronistico e tarpante cercavano di cambiare la società urologica, ma non riuscendoci dal di dentro fondarono nel 1993 l’AURO, perchè volevano far crescere professionalmente tutta l’urologia italiana e portarla a confrontarsi alla pari con l’urologia internazionale: l’approccio scientifico, la metodologia, il controllo rigoroso dei dati e quant’altro di scientifico era ormai consolidato in altri campi della medicina; ma soprattutto si voleva che l’urologo di Roccacannuccia avesse le stesse possibilità dell’Urologo di Berlino di essere aggiornato e di fornire ai propri pazienti le opportunità che il progresso medico offriva.
A questo scopo furono messe in atto iniziative per il tempo completamente innovative, inusitate e rivoluzionarie: dagli studi clinici multicentrici, ai convegni regionali, dalle linee guida alla chirurgia in diretta. Oggigiorno sono diventate il quotidiano ma ci sono voluti 30 anni di lavoro, di lotte, di fatiche a farlo diventare quotidiano partendo da zero. L’AURO è stata la prima associazione a fare tutto ciò ed ha cambiato il mondo urologico.
Come è stato fatto? Semplicemente partendo dalla condivisione dell’obiettivo, il bene dell’urologia italiana, del metodo, delle esperienze e delle iniziatve, ma soprattutto dall’amicizia che ha permesso di realizzare il tutto. L’amicizia che permette di accettare l’amico con i suoi limiti e di apprezzarne senza invidie le sue peculiarità non è nient’altro che la sintesi personale di quanto i team sportivi vincenti propongono ai loro giocatori per stimolarli: Recognize your limits, accept the limits of your teammate, help him to improve and you will be a winner.
In altre parole ciascuno ha fatto proprio quel che diceva Velasco: non pensare a quello che la squadra deve fare per te, pensa a quello che tu puoi fare per la squadra.
Questo ha permesso di cambiare il mondo urologico italiano nel modo di fare urologia e nel modo di lavorare.
Altre società hanno poi imitato le nostre iniziative e questo non fa che rendere merito a chi ha avuto le idee, la forza e la determinazione nel realizzarle.
Le iniziative sono sempre state attualmente puntuali: sono state pronte quando servivano. E l’AURO ha continuato fino ad oggi ad innovare proponendo nuove iniziative e servizi per i soci.
L’ultima, cronologicamente parlando, è stata AUROsafe, un servizio per i soci con problemi medico legali, e la consequenziale proposta di un’assicurazione: un’assicurazione di 2° rischio per tutti ed una di 1* rischio per chi ne avesse necessità.
Al di là dei vantaggi e vantaggi tecnici, l’assicurazione offerta dall’AURO assicura che i soci siano tutti uguali e che nessuno possa essere disdetto dall’Assicuratore, indipendentemente dai guai che si trova ad affrontare. Questo nello spirito di squadra di cui sopra è stato scritto.
Alla fine dell’anno scorso ci sono stati alcuni problemi legati al mondo assicurativo: incremento esponenziale di sinistri, quasi monopolio delle compagnie di assicurazioni ed altri che è inutile descrivere tecnicamente.
AURO, con lo spirito che l’ha sempre animata, si è mossa pur in tempi stretti e nonostante le festività natalizie, per far sì che le condizioni essenziali per i propri soci venissero mantenute: uguaglianza dei soci indipendentemente da numero di sinistri e indisdettabilità dei singoli soci da parte dell’Assicurazione.
Alla fine il successo è stato assicurato, pur con condizioni diverse, a sottolineare che AURO è affidabile anche nelle iniziative non scientifiche, perchè è affidabile la squadra.
In questi due mesi di lavoro intenso e di trattative la maggior parte dei soci sono stati in trepida attesa e confidenti: l’essere urologi in AURO è una garanzia.
Ecco perché nessuno può non dirsi“urologo” in AURO.it
Tuttavia pochi, meno di 5, soci hanno disdetto l’affiliazione all’AURO perchè hanno ritenuto svantaggioso il nuovo contratto.
Avete capito bene: hanno disdetto l’affiliazione perchè hanno ritenuto svantaggioso il contratto assicurativo! Ma cosa ci stavano a fare nell’Associazione?
Chiunque è libero di assicurarsi con chi vuole, l’assicurazione di 1° rischio è di libera scelta non è certo obbligatoria. Io stesso non ho l’assicurazione di 1° rischio, ma sono socio fondatore di AURO e non rinuncerei all’affiliazione per nessuna ragione.
E’incredibile come si confonda il fine con il mezzo: Chissà se scrivesse oggi la Commedia, dove collocherebbe Dante queste persone.

Alberto Mandressi
Coordinatore AUROSafe.